Chi beve un bicchiere di Frascati sta bevendo, quasi sempre, soprattutto Malvasia. Eppure, se si chiede che cosa sia la Malvasia, la risposta è meno semplice di quanto sembri: non si tratta di un solo vitigno, ma di un nome antico che oggi raccoglie uve diverse, coltivate dalle isole Eolie al Monferrato, passando per i Castelli Romani e la Sardegna. In questa guida vediamo da dove viene il nome, quali sono le principali Malvasie italiane e come orientarsi tra le etichette.
Da dove viene il nome Malvasia
Il nome rimanda a Monemvasia, città portuale del Peloponneso, in Grecia. Secondo la scheda sulla storia della Malvasia nel Mediterraneo pubblicata dal Museo del Vino dei Musei del Cibo di Parma, il termine «Malvasia» deriva per contrazione proprio dal nome della città greca. La prima citazione ufficiale di un vino «Monemvasios» risale al 1214, in uno scritto dell’arcivescovo di Efeso Nikolaos Mesaritis, mentre la forma «Malvasiae» compare in una legge del Maggior Consiglio di Venezia del 9 ottobre 1326.
Fu proprio Venezia, dopo la Quarta Crociata, a fare la fortuna di questo vino. La Serenissima controllava una parte importante della Grecia e delle sue isole, tra cui Creta, e da lì faceva arrivare in laguna vini dolci, aromatici e alcolici molto richiesti dalle classi più ricche. A Venezia nacquero perfino delle taverne chiamate «malvasie», specializzate nella vendita dei vini del Levante: nel 1514 il loro numero massimo fu fissato a venti, mentre nel 1567 se ne contavano 28.
Dopo la caduta di Candia, nel 1669, la produzione si spostò sulle due sponde dell’Adriatico e poi verso il Veneto e l’Italia centro-settentrionale. È in questo lungo viaggio che il nome si è staccato dall’origine geografica ed è diventato quasi un marchio di stile.
Un nome, tanti vitigni diversi
Il punto più importante da capire è questo: «Malvasia» indicava in origine un tipo di vino, non una pianta precisa. Per questo, nel tempo, il nome è stato dato a vitigni che, come ricorda la stessa scheda del Museo del Vino, non hanno alcun rapporto di parentela genetica tra loro. Esistono Malvasie a bacca bianca e Malvasie a bacca nera, varietà aromatiche e varietà dal profumo più discreto.
In Italia il Registro nazionale delle varietà di vite elenca diverse Malvasie, ciascuna con il proprio nome completo. Quando si legge «Malvasia» su un’etichetta, quindi, conviene sempre chiedersi: quale Malvasia? La risposta di solito si trova nella denominazione di origine o nella descrizione del vino.
La Malvasia dei Castelli Romani
Ai Castelli Romani le Malvasie sono di casa. Il disciplinare del Frascati DOC stabilisce che il vino deve essere ottenuto per almeno il 70% da Malvasia bianca di Candia e/o Malvasia del Lazio, chiamata anche Malvasia puntinata. Il restante 30% può venire da Bellone, Bombino bianco, Greco bianco, Trebbiano toscano e Trebbiano giallo. La denominazione è stata riconosciuta con un decreto del 1966.
La Malvasia del Lazio è iscritta al Registro nazionale con il codice 133, e il sinonimo ufficiale è appunto Malvasia puntinata. L’Italian Vitis Database dell’Università della Tuscia la indica come varietà di origine spontanea, senza genitori noti. Si tratta di un vitigno legato a doppio filo al territorio: secondo un documento dell’ARSIAL, l’agenzia regionale per l’agricoltura del Lazio, la sua superficie è passata dagli oltre 8.500 ettari del 1970 a circa 700 ettari di oggi, concentrati soprattutto in provincia di Roma, tra comuni come Frascati, Marino, Lanuvio, Monte Porzio Catone e Grottaferrata.
Il Lazio, del resto, non è solo terra di bianchi: chi vuole completare il quadro può leggere anche la nostra guida ai vini rossi del Lazio.
Le altre grandi Malvasie italiane
Fuori dal Lazio, il nome Malvasia accompagna alcune denominazioni molto diverse tra loro.
Malvasia delle Lipari. Nelle isole Eolie, in provincia di Messina, la DOC Malvasia delle Lipari si ottiene da Malvasia di Lipari (fino al 95%) con una piccola quota di Corinto nero, tra il 5 e l’8%. Il disciplinare prevede anche le tipologie passito, da uve appassite e con un titolo alcolometrico totale minimo del 18% vol, e liquoroso, con almeno il 20% vol.
Malvasia di Bosa. In Sardegna, in provincia di Oristano, la DOC Malvasia di Bosa nasce da almeno il 95% di Malvasia di Sardegna, coltivata in parte dei comuni di Bosa, Suni, Tinnura, Flussio, Magomadas, Tresnuraghes e Modolo. Le tipologie comprendono anche riserva, spumante e passito.
Malvasia di Casorzo d’Asti. In Piemonte c’è invece una Malvasia rossa. Il disciplinare della Malvasia di Casorzo d’Asti prevede almeno il 90% di uva Malvasia di Casorzo e un vino dolce, rosso o rosato, prodotto anche nelle versioni spumante e passito, tra le province di Asti e Alessandria.
Le Malvasie a confronto
| Denominazione | Regione | Vitigno principale | Che vino è |
|---|---|---|---|
| Frascati DOC | Lazio | Malvasia bianca di Candia e/o Malvasia del Lazio (almeno 70%) | Bianco secco o amabile, anche spumante |
| Malvasia delle Lipari DOC | Sicilia (Eolie) | Malvasia di Lipari (fino al 95%) e Corinto nero (5–8%) | Bianco, passito (min. 18% vol) e liquoroso (min. 20% vol) |
| Malvasia di Bosa DOC | Sardegna (Oristano) | Malvasia di Sardegna (almeno 95%) | Bianco, anche riserva, spumante e passito |
| Malvasia di Casorzo d’Asti DOC | Piemonte (Asti e Alessandria) | Malvasia di Casorzo (almeno 90%) | Rosso o rosato dolce, anche spumante e passito |
Come scegliere una Malvasia
Visto che sotto lo stesso nome si trovano vini secchi, dolci, fermi, spumanti e passiti, la scelta parte dall’occasione. Un bianco secco dei Castelli Romani è il compagno naturale della cucina di tutti i giorni, dagli antipasti ai primi piatti; un passito delle Eolie o di Bosa si presta invece al fine pasto; una Malvasia di Casorzo, dolce e rossa, è un vino da dessert insolito e allegro.
Anche la gradazione cambia molto: un passito o un liquoroso hanno un titolo alcolometrico ben più alto di un bianco da pasto, e vanno quindi serviti in piccole quantità.
Consiglio: quando comprate una Malvasia, non fermatevi alla parola grande in etichetta. Cercate la denominazione (DOC o DOCG) e, se c’è, il nome completo del vitigno: è l’unico modo per sapere se avete in mano un bianco secco dei Castelli, un passito siciliano o un rosso dolce piemontese.
Domande frequenti
La Malvasia è un vino dolce?
Non sempre. Esistono Malvasie secche, come molti Frascati, e Malvasie dolci, come i passiti delle Lipari e di Bosa o la Malvasia di Casorzo d’Asti. Per capirlo bisogna guardare la denominazione e la tipologia indicata in etichetta.
La Malvasia è un solo vitigno?
No. Con il nome Malvasia si indicano diversi vitigni, bianchi e neri, che non sono imparentati geneticamente tra loro. Il nome nasce da un tipo di vino commerciato da Venezia nel Medioevo, non da una singola pianta.
Che cos’è la Malvasia puntinata?
È il sinonimo ufficiale della Malvasia del Lazio, varietà a bacca bianca iscritta al Registro nazionale con il codice 133. È uno dei vitigni che il disciplinare del Frascati DOC indica come base del vino.
Perché si chiama Malvasia?
Il nome deriva da Monemvasia, porto del Peloponneso da cui partivano i vini dolci che Venezia commerciava. La forma «Malvasiae» compare già in una legge veneziana del 1326.





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