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Einstein Telescope, Bernini e il ministro sassone a Sos Enattos: rilanciata la candidatura Sardegna-Sassonia

La candidatura di Sardegna e Sassonia per ospitare l’Einstein Telescope, il futuro osservatorio europeo per le onde gravitazionali, fa un altro passo avanti…

Galleria sotterranea di una miniera scavata nella roccia e illuminata da luci calde

La candidatura di Sardegna e Sassonia per ospitare l’Einstein Telescope, il futuro osservatorio europeo per le onde gravitazionali, fa un altro passo avanti. Martedì 3 novembre 2026 la ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini, il ministro della Scienza della Sassonia Sebastian Gemkow e la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde hanno visitato l’ex miniera di Sos Enattos, a Lula, in provincia di Nuoro, il sito candidato dall’Italia.

Due interferometri, uno per regione

La proposta congiunta prevede di costruire due interferometri, uno in Sardegna e uno nella regione della Lusazia, in Sassonia, in una configurazione detta “a doppia L”. A sostenerla c’è il Geometry Comparison Report, uno studio realizzato da oltre 200 esperti per confrontare le possibili configurazioni dell’infrastruttura. Secondo lo studio, la doppia L è preferibile al triangolo per le opportunità scientifiche, per i minori costi della strumentazione e per la gestione del progetto. Il rapporto è destinato al comitato dei rappresentanti governativi dell’Einstein Telescope, l’organismo che dovrà scegliere il sito.

Un percorso iniziato a gennaio

La collaborazione tra le due regioni è stata formalizzata a gennaio, con una dichiarazione d’intenti firmata a Roma da Todde e Gemkow, e il 17 luglio a Nuoro, con un accordo scientifico tra i principali enti di ricerca italiani e tedeschi. Durante la visita Bernini ha definito Sos Enattos «il sito che l’Italia considera la migliore opzione per ospitare Einstein Telescope». Per Todde «è un progetto della Sardegna insieme alla Sassonia, è un progetto europeo».

Alla giornata hanno partecipato anche i presidenti dei tre enti italiani coinvolti: Antonio Zoccoli per l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), Fabio Florindo per l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e Roberto Ragazzoni per l’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF). «Il silenzio del sottosuolo di Sardegna e Sassonia è una risorsa straordinaria per la scienza», ha detto Ragazzoni. Il sottosuolo stabile e poco disturbato è infatti una delle caratteristiche richieste a un osservatorio che dovrà captare le minuscole vibrazioni dello spazio-tempo prodotte, ad esempio, dalla fusione di due stelle di neutroni o di due buchi neri.

Fonti: INFN, Media INAF, Einstein Telescope Italia

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