Durante il ciclone Harry, che tra il 19 e il 22 gennaio 2026 ha colpito il Mediterraneo centrale e il Sud Italia, si è formata l’onda più alta mai registrata nel Mar Mediterraneo: 16,6 metri. L’ha misurata una boa della Rete ondametrica nazionale dell’ISPRA nel Canale di Sicilia, tra Portopalo di Capo Passero e Malta. Il dato emerge da uno studio pubblicato sulla rivista Communications Earth & Environment, del gruppo Nature, presentato all’inizio di novembre e ripreso in questi giorni dalle principali agenzie di stampa.
La ricerca è coordinata da Giovanni Scicchitano dell’Università di Bari Aldo Moro e da Andrea Cannata dell’Università di Catania, con la partecipazione di INGV, CNR, ISPRA, delle università di Palermo e di Malta, della Colorado State University e del Royal Observatory of Belgium. Gli autori hanno messo insieme dati satellitari, misure di boe e mareografi, rilievi topografici e batimetrici, sopralluoghi e simulazioni numeriche ad alta risoluzione.
Onde oltre i 10 metri e mare entrato nell’entroterra
Secondo le simulazioni, nel Mar Ionio le onde hanno superato i 10 metri. Lo studio ha ricostruito le inondazioni in 19 siti costieri di Sicilia, Sardegna, Calabria e Malta: in alcuni casi l’acqua si è spinta per oltre 500 metri dalla linea di riva. A favorire l’ingresso del mare sono stati elementi del territorio come canyon sottomarini, paleocanali, depressioni dietro le dune e pianure alluvionali. Come ha spiegato Giovanni Scardino dell’INGV, la vulnerabilità delle coste «non dipende solo dall’intensità della mareggiata, ma anche da fattori locali».
Il mare registrato dai sismometri
La tempesta ha lasciato un segno anche nei dati sismici. Le 55 stazioni analizzate hanno registrato valori senza precedenti del microsisma, il debole rumore sismico prodotto dal moto del mare sul fondale. Per i ricercatori questo segnale può diventare uno strumento complementare ai sistemi tradizionali di monitoraggio dello stato del mare. Lo studio fa parte del progetto WAVEGUARD, finanziato dal programma Interreg Italia-Malta.
Fonti: Università di Bari, AGI, ANSA





Lascia un commento
Stai rispondendo a ·