Il secondo intercalare va in pensione. Giovedì 15 ottobre 2026, a Versailles, la 28ª Conferenza generale dei pesi e delle misure (CGPM), l’organismo internazionale che decide sulle unità di misura, ha approvato una risoluzione che rende continuo il Tempo coordinato universale (UTC), la scala di tempo su cui si regolano gli orologi di tutto il mondo.
Cosa cambia dal 20 maggio 2027
La risoluzione n. 5, dedicata alle azioni tecniche necessarie a garantire la continuità dell’UTC, stabilisce che il nuovo UTC continuo entrerà in vigore il 20 maggio 2027. Da quel momento non verranno più aggiunti secondi intercalari. La differenza massima consentita tra l’UTC, basato sugli orologi atomici, e l’UT1, il tempo legato alla rotazione della Terra, sarà di 3.600 secondi, cioè un’ora. Secondo il testo approvato, questo limite garantisce la continuità dell’UTC per diversi secoli.
La CGPM ha inoltre chiesto al Bureau international des poids et mesures (BIPM) di collaborare con l’Unione internazionale delle telecomunicazioni, l’Unione astronomica internazionale e gli altri organismi scientifici coinvolti, di monitorare la differenza tra UT1 e UTC e di informare regolarmente il Comitato internazionale dei pesi e delle misure sulla sua evoluzione.
Perché si abbandona il secondo intercalare
La rotazione terrestre non è perfettamente regolare. Per mantenere l’ora atomica allineata con quella astronomica, dal 1972 sono stati aggiunti 27 secondi intercalari, l’ultimo alla fine del 2016. Questi aggiustamenti, però, possono creare problemi a sistemi informatici, reti di telecomunicazione, sistemi di navigazione satellitare e reti elettriche. Negli ultimi anni, inoltre, la Terra ha ruotato in alcuni periodi leggermente più veloce, facendo emergere l’ipotesi di un primo secondo intercalare negativo, mai applicato finora e dagli effetti incerti sui sistemi tecnici.
E in Italia?
In Italia l’ora legale nazionale si basa sulla scala di tempo UTC(IT), realizzata dall’Istituto nazionale di ricerca metrologica (INRiM). Per la vita quotidiana non ci saranno differenze percepibili: oggi lo scarto tra UTC e tempo astronomico resta sotto il secondo e, secondo gli esperti, passerà molto tempo prima che serva una correzione. Il limite di un’ora fissato dalla CGPM è quindi soprattutto una misura precauzionale.





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